Il gruppo rock Les Wampas ha reso omaggio a Marco Pantani nell'album Rock'n'Roll Part 9, pubblicato nel 2006, con la canzone Rimini.
Les Wampas are a French punk rock/psychobilly band, who refer more exactly to their music as "Yéyé-punk". The band was formed in Paris in 1983.
"Rimini" was the most notable success from Rock'n'Roll Part 9. This song has become widely popular among the fans. It is about the death of the famous Italian cyclist Marco Pantani who was found dead in an hotel of the Italian seaside resort of Rimini.
Selon qu’on l’aime ou le déteste, on le surnommait « le pirate » (rapport au look) ou « l’elefantino » (rapport à ses esgourdes d’une dimension respectable). Marco Pantani, le seul coureur capable de sprinter dans les cols du tour de France ou du Giro. Le cyclisme de la fin des années 1990 est marqué par cet attaquant étonnant et spectaculaire.
Le soir quand l’Italie est triste Elle ressemble à Rimini Non mais vraiment Qu’est ce qu’il t’a pris D’aller mourir à Rimini
Barbe Noire t‘attendait là-haut Les pirates étaient fiers de toi Non mais vraiment Qu’est ce qu’il t’a pris D’aller mourir à Rimini
Tu allais plus haut, Plus vite que les autres J’espère que tu n’as pas raté Le Paradis
Oui à côté de Rimini Même Palavas a l’air sexy Car à côté de Rimini La Grande Motte ressemble à Venise
Ouhouhouh x 3
Tu allais plus haut, Plus vite que les autres Oui pour toi Rimini c’est bien fini Tu allais plus haut, Plus vite que les autres J’espère que tu n’as pas raté Le Paradis
Un jour avec tous les pirates Tu reviendras crier vengeance Le bandana sous les étoiles Pour réduire Rimini en cendre
Sopra quella bici gialla che sembrava andar da sola
Quanti cuori emozionati aspettavano un tuo scatto
Quello che lasciava gli avversari senza fiato
Sempre solo davantia tutti, sempre pronto ad aiutare gli altri,
emozioni che nel tempo sono sempre quel che sento…
dopo esser stato accusato una dura salita t’ha allontanato
ancora lì tra le tue montagne,
con quella voglia di ripartire
per tutti una persona speciale, per me un campione d’amare
hai fatto il vuoto tra gli avversari
ma senza te le corse non sono più uguali
grazie per averci fatto sognare, gioire, emozionare
per noi sei solo tu un campione d’amare un campione d’amare si…
che resterà nel tempo dentro ognuno di noi
dentro a ciò che sento per noi un campione d’amare
Artist:Alex Molinaro
Song:Il Pirata
Pirata, è cantata da Alex Molinaro, giovane cantante imolese. Dedicata alla figura di Marco Pantani, la canzone ha ricevuto a riguardo il benestare del Club ufficiale “magico Pantani” nella persona del presidente Vittorio Savini: il cd singolo è diventato la canzone ufficiale del club, che ha concesso l’esibizione del marchio sulla copertina del disco. Alex viene invitato il 15 giugno 2004 ad aprire con Pirata il primo Criterium Marco Pantani, evento destinato a diventare tappa del ciclismo nazionale.
La storia del brano nasce da un gruppo di fan di Marco e dalla volontà di dedicare un omaggio personale al grande campione, un omaggio che nasce dal cuore dei tifosi e che da loro stessi doveva anche essere interpretato. Il testo È stato ispirato delle migliaia di lettere arrivate al Club ed è stato creato dall'autore e sceneggiatore nonché grande ammiratore di Marco, l'anconetano Francesco Malavenda. La parte musicale e' stata scritta dal compositore marchigiano Oliver Kuscas, il quale per cercare di avvicinarsi il più possibile alla personalità di Marco, oltre all'ispirazione artistica ha utilizzato una tecnica d'interpretazione basata sulla traslitterazione dei numeri e delle parole: sulla base della data di nascita e del nome del grande uomo e del grande campione scomparso.
Riccardo Maffoni è un giovane cantautore ventiseienne del bresciano. A molti il suo nome non dirà nulla, eppure Riky di soddisfazioni nella musica ne ha collezionate già di importanti…
…il 22 ottobre 2004 esce il secondo singolo intitolato “Uomo in fuga” che viene scelto dallaFondazione Marco Pantani Onlus per rappresentare qualsiasi manifestazione ufficiale riconducibile al ciclista, come colonna sonora del sito ufficiale e per la promozione di ogni attività benefica. A quest’ultima, inoltre, sono stati donati i diritti della canzone. Di “Uomo in fuga” è stato girato anche un video (sempre col regista Gaetano Morbioli) nel quale, oltre a Riccardo e ad altre comparse ci sono immagini del pirata durante alcune delle sue gesta ormai diventate leggenda. Lo stesso titolo della canzone è utilizzato per il libro di Manuela Ronchi (manager del ciclista) che narra la vita di Pantani.
partivo in seguito a paura o un grande sbaglio luccicava quella strada bagnata la mia mente confusa e annebbiata
avevo dei soldi rubati a un amico un motivo in più per il quale mi facevo quasi schifo ma la vita a volte è anche questo è solo che io non ci resisto
sono un uomo in fuga in fuga dal nulla in cerca di gloria ma forse neanche di quella
sono un uomo in fuga in fuga da sempre ma le mie urla non si sono spente ma le mie urla non si sono spente
Dentro uno stupido bar per fare passare il tempo il mio dolore con il bere quasi non lo sento non che qualche cosa sia cambiato non che penso che sia passato
ma bisogna sotterrare le angosce quella resa che nel cuore ti cresce perchè anche l'ultimo dei perdenti non vive solo per i suoi lamenti
sono un uomo in fuga in fuga dal nulla in cerca di gloria ma forse neanche di quella
sono un uomo in fuga in fuga da sempre ma le mie urla non si sono spente ma le mie urla nessuno le sente
solo rimango solo rimango non mi sentite che piango? solo rimango solo rimango non mi sentite che piango?
sono un uomo in fuga in fuga dal nulla in cerca di gloria ma forse neanche di quella
sono un uomo in fuga in fuga da sempre ma le mie urla non si sono spente
sono un uomo in fuga in fuga dal nulla in cerca di gloria ma forse neanche di quella
sono un uomo in fuga in fuga da sempre ma le mie urla non si sono spente
L'ultima salita: La solitudine di un uomo che dopo aver fatto sognare chi lo accompagnava nel cammino, dopo aver raggiunto traguardi importanti si è perso nel vuoto di se stesso. Il vuoto gli ha tolto tutte le conquiste, le vittorie e lui è rimasto solo, in una stanza d'albergo…
Corri più veloce del vento il vento non ti prenderà mai corri ancora adesso lo sento sta soffiando sopra gli anni tuoi. Dammi la mano fammi sognare dimmi se ancora avrai al traguardo ad aspettarti qualcuno oppure no
Dimmi cos'è che fa sentire il vuoto che ti toglie tutto e fa finire il gioco dimmi cos'è dentro di te dimmi perchè
Cerchi questo giorno d'inverno il sole che non tramonta mai lo cerchi in questa stanza d'albergo solo e sempre con i tuoi guai. Dammi la mano fammi sognare dimmi se ancora avrai al traguardo ad aspettarti qualcuno oppure no
Dimmi cos'è che fa sentire il vuoto che ti toglie tutto e fa finire il gioco dimmi cos'è dentro di te dimmi perchè
Dimmi cos'è che fa sentire il vuoto che ti toglie tutto e fa finire il gioco dimmi cos'è dentro di te dimmi perchè
A braccia alzate verso il cielo nella notte te ne andrai e a pugni chiusi sulla vita la tua vita graffierai
Dammi la mano fammi sognare dimmi se ancora avrai al traguardo ad aspettarti qualcuno oppure no
Dimmi cos'è dentro di te dimmi perchè dimmi cos'è dentro di te dimmi perchè....
Nel 2004, esce l’ottavo album di Alexia, Gli Occhi Grandi Della Luna, che vanta prestigiose collaborazioni internazionali, come quelle di Sam and Louis, produttori dei più grandi successi di Anastacia, e Diane Warren, autrice di canzoni interpretate da Aretha Franklin, Tina Turner e Barbra Streisand (Sam Watters e Louis Biancaniello scrivono, producono e arrangiano il brano “Come tu mi vuoi” mentre Diane Warren firma “Se te ne vai cosi”. L'album contiene anche il brano dal titolo “Senza un vincitore”, dedicato alla tragica vicenda umana di Marco Pantani.
E mi alzo sui pedali è l’omaggio realizzato da Marco Falagiani, Giancarlo Bigazzi, con Saverio Grandi e Gaetano Curreri a Marco Pantani. Uno sportivo con l’anima da rockstar che ha fatto sognare milioni di appassionati. Il testo della canzone contiene alcuni pensieri scritti dallo stesso Marco Pantani su fogliettini trovati sparsi nella stanza accanto al suo cadavere.
Gli Stadio sono una band storica cresciuta al fianco di Lucio Dalla e giunta sino ad oggi, dopo aver incrociato la storia musicale di illustri colleghi, con grandi successi da alta classifica. Il loro è “pop-rock d’autore”, qualcosa di unico nel panorama musicale italiano e anche per questo rappresentano uno stimato “laboratorio” di canzoni di successo, per se e per altri.
Io sono un campione questo lo so È solo questione di punti di vista In questo posto dove io sto Mi chiamano Marco, Marco il ciclista Ma è che alle volte si perde la strada Perché prima o poi ci sono brutti momenti Non so neppure se ero un pirata Strappavo la vita col cuore e coi denti E se ho sbagliato non me ne son reso conto Ho preso le cose fin troppo sul serio Ho preso anche il fatto di aver ogni tanto Esagerato per sentirmi più vero
E ora mi alzo sui pedali come quando ero bambino Dopo un po’ prendevo il volo dal cancello del giardino E mio nonno mi aspettava senza dire una parola Perché io e la bicicletta siamo una cosa sola E mi rialzo sui pedali ricomincio la fatica Poi abbraccio i miei gregari passo in cima alla salita Perché quelli come noi hanno voglia di sognare E io dal passo del Pordoi chiudo gli occhi e vedo il mare E vedo te…e aspetto te…
Adesso mi sembra tutto distante La maglia rosa e quegli anni felici E il Giro d’Italia e poi il Tour de France Ed anche gli amici che non erano amici Poi di quel giorno ricordo soltanto Una stanza d’albergo ed un letto disfatto E sono sicuro di avere anche pianto Ma sono sparito in quell’attimo esatto
E ora mi alzo sui pedali all’inizio dello strappo Mentre un pugno di avversari si è piantato in mezzo al gruppo Perché in fondo una salita è una cosa anche è normale Assomiglia un po’ alla vita devi sempre un po’ lottare E mi rialzo sui pedali con il sole sulla faccia E mi tiro su gli occhiali al traguardo della tappa Ma quando scendo dal sellino sento la malinconia Un elefante magrolino che scriveva poesie Solo per te… solo per te…
Io sono un campione questo lo so Un po’ come tutti aspetto il domani In questo posto dove io sto Chiedete di Marco, Marco Pantani
I Litfiba hanno dedicato a Marco Pantani la canzone Prendi in mano i tuoi anni, pubblicata nel 1999 nell’album Infinito. A differenza di tutte le altre (avvenute dopo la morte del ciclista), questa dedica è stata fatta quando Pantani era ancora all'apice della sua carriera, prima della squalifica del 1999.
Il tempo corre sul filo segnando il nostro cammino So già che vuole averla sempre vinta lui Duello duro col tempo con il passato e il presente E pure oggi mi dovrò affilare le unghie La luce rossa dice "c'è corrente" Perché qualcosa stimola la mente Il mio futuro è nel passato e nel presente Ehi!!! Dove sei? Cosa aspetti ancora ? Gioca la tua partita non sarà mai finita La corsa nel tempo in salita forse è la mia preferita È pure oggi mi dovrò affilare i denti La luce rossa dice " c'è corrente " Perché qualcosa nasce nella mente Il mio cammino nel passato è già presente qui Ehi!!! Ma dove sei? Ti stai piangendo addosso Prendi in mano i tuoi anni il tempo non lo inganni Cosa fai? Perché aspetti ancora? Gioca la tua partita non sarà mai finita La luce rossa dice " c'è corrente " Perché qualcosa cresce nella mente Il mio cammino nel passato è già presente qui Ehi!! Ma dove sei? Cosa aspetti allora ? Prendi in mano i tuoi anni il tempo non lo inganni Vai! Trova l'interruttore Gioca la tua partita non sarà mai finita Non sarà mai finita Non sarà mai finita
”Tradimento e Perdono” è dedicata a Luigi Tenco, a Marco Pantani e Agostino Di Bartolomei. Tre Campioni nel loro mondo, segnati da un tragico destino. Non è un tema semplice, quello che affronta Venditti, ma quello che ne esce è un brano intenso e dal forte impatto emotivo.
Dal profondo del tempo come un rimpianto ora rinasci tu quel sorriso sgomento anche se hai vinto non mi tormenta più mi ricorda Luigi pieno di amici solo e lasciato lì se ci fosse attenzione per il campione oggi sarebbe qui se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui Mi ricordi di Marco e di un albergo nudo e lasciato lì era San Valentino l'ultimo arrivo e l'hai tagliato tu questo mondo coglione piange il campione quando non serve più ci vorrebbe attenzione verso l'errore oggi sarebbe qui se ci fosse più amore per il campione oggi saresti qui Ricordati di me mio capitano cancella la pistola dalla mano tradimento e perdono fanno nascere un uomo ora rinasci tu quel sorriso sgomento anche se hai vinto non mi tormenta più Ricordati di me mio capitano cancella la pistola dalla mano tradimento e perdono fanno nascere un uomo ora rinasci tu quel sorriso sgomento anche se hai vinto non mi tormenta più
Today begins a series of posts about Marco Pantani, an Italian road racing cyclist widely regarded as being one of the best climbers of all time in professional road bicycle racing. The zenith of his career was winning both the Tour de France and the Giro d'Italia in 1998. The bandana he often wore and his attacking style of riding led to him being dubbed 'Il Pirata' (the pirate) by the adoring fans. However, his career was beset by drug abuse allegations, following his failure of a blood test in the 1999 Giro d'Italia. He died of a cocaine overdose in 2004, the 14th of february.
Dopo l’omaggio al poeta Dino Campana, il cantautore Francesco Bejor è tornato in studio di registrazione per incidere un nuovo brano scritto di getto subito dopo la triste notizia della morte di Marco Pantani. Dove osano i pirati, questo il titolo, è una ballata priva di ritornello, dedicata al campione del ciclismo, alle sue ascese immortali ed alle sue umane cadute, a tutti i sogni ed a tutte le emozioni che ha saputo regalare nel corso della sua vita sportiva. Le parole, semplici e sentite, vengano direttamente dallanima e, come tali, pesano, pesano tonnellate. La musica, scritta sempre da Bejor con gli arrangiamenti di Fabio Sartoni e Gabriele Bertozzi, ha un incalzare docile, ma deciso ed è sostenuta da una ritmica di basso e batteria che, soprattutto nella parte iniziale del brano, vuol far sentire la fatica ed il sudore della salita, dove Pantani aveva saputo esprimersi al meglio. La chitarra elettrica graffia con forza, spingendo il campione scomparso su, lungo questa salita immaginaria, con gli archi che conferiscono al lavoro quel tocco delicato che colpisce il cuore.
Sei partito in bicicletta, tra le rose di un hotel,
verso cime senza tempo che aspettavan proprio te, con il cuore di un bambino capriccioso e un po' retrò un bambino di Romagna, che sgrana gli occhi e dice "e ciò". Son finite le parole, ti accompagnan il nostro sguardo mentre fili come un razzo, dritto verso il tuo traguardo, e le folle del passato siano intorno a te le ali, dell'affetto che è mancato, quando eri tra i mortali. E ora scorrono i fiumi, pieni di parole vane era meglio qualche fatto, quando eri solo come un cane, e i ricordi si accavallano nell'arco di un momento, come tante bici al sole che arrancano nel vento. Ma già sfrecci a testa bassa, sopra il piede benedetto di un San Pietro inferocito che t'apostrofa in dialetto e ti urla: "oggi è chiuso, si riapre da domani" ma tu pedali e gli rispondi: "fam pasè, cà so Pantani". E noi che siamo figuranti, salutiamo te campione che hai saputo far sognare questa mia generazione, e ora via quella bandana, con quei denti ben serrati scatta questa ultima volta, dove osano i pirati.
E lì si gusta questo brano perfetto e coraggioso, questo testo che solo una personalità immensa come Conte può permettersi di scrivere a cantare senza ritrovarsi femministe armate davanti al cancello di casa. Questa canzone che Jannacci nell'antichità ha portato al successo come interprete e Conte, in un'antichità solo un poco più recente, ha riesumato perfettamente come autore. Questa canzone che oggi li vede lì entrambi quasi a servirla. Quasi sia lei, oggi, a fare un piacere a loro. Algida e vera, e immutata nel fondo, a lasciarsi cantare dai migliori che l'abbian mai cantata.
E' una poesia di Gianni D'Elia, musicata da Claudio Lolli. Pantani è per definizione un personaggio poetico, con quella faccia da alieno e quella storia, tutto sommato "aliena" anch'essa. Dopo "Bartali", dopo "Gimondi e il Cannibale", dopo "Diavolo Rosso" e "Il bandito e il campione" (Gerbi e Girardengo), ancora una canzone d'autore sul ciclismo. Che piace, come sport, perché il ciclismo ha ritmo da ballata. La pedalata ha dentro lo stesso blues di massicciata di un treno gettato alla fatica. Grandi cose ci aspettiamo da Pantani. Che non arrivava in volata, ma, leggero com'era, si posava direttamente sulle vette.
Dice Lolli: “…non è tanto il ciclismo il tema di fondo, ma il mito dell’eroe. In questo mondo si ha bisogno ... voglia di miti per poi distruggerli immediatamente. A me è venuto in mente Achille, l’invincibile. Però ha il “tallone”, quel piccolo difetto che lo uccide. Non è tanto il problema del ciclismo... Anche qui comunque in questa fatica fisica c’è qualcosa di umile e di nobile. E infatti non è quasi più considerato. E poi insomma al di di un certo perbenismo da far-west, è una bella figura. Il poeta lo paragona ad Achille; anche lui un genio con un piccolo tallone che lo uccide. Ecco: l’uomo è fatto di miti che vengono buttati giù con molta volgarità, con molta aggressività, con molta cattiveria. Senza considerare l’immaginario che ci hanno dato, la cultura che ci hanno dato. E’ una figura che a me piace moltissimo e non è né Bartali di Paolo Conte, né Girardengo di De Gregori. E’ una figura eroica. E quindi tragica.”
E quando ascoltate Le rose di Pantani fate attenzione: se non vi viene voglia di stropicciarvi gli occhi e nessun brivido vi scende per la schiena le possibilità sono due, o non avete mai visto una salita del Pirata di Cesenatico o dovreste farvi misurare la pressione perché è molto probabile che non stiate bene.
Così Paolo Conte il giorno dopo la morte di Gino Bartali "Sono molto dispiaciuto. Gino Bartali è stato una figura leggendaria dei nostri anni. Ho scritto nel 1979 una canzone dedicata a lui, in cui non si parla tanto di sport, ma di esistenza umana, dell’attesa dell’uomo qualunque che aspetta che dietro una curva spunti un sogno in forma di ciclista. Ho conosciuto personalmente Bartali, era un uomo di grande cordialità e simpatia, e di grande semplicità. Quella semplicità che distingue le persone vere".
Conte poi spiega che esegue sempre più raramente il pezzo perché "E’ un brano concitato e, con le dita artritiche che ho,se posso risparmiarmi un po’ al piano lo faccio".
principali cover: Bruno Lauzi, Enzo Jannacci, Pierangelo Bertoli, Anna Oxa
Fara` piacere un bel mazzo di rose e anche il rumore che fa il cellophane ma un birra fa gola di piu` in questo giorno appiccicoso di caucciu`. Sono seduto in cima a un paracarro e sto penssando agli affari miei tra una moto e l'altra c'e` un silenzio che descriverti non saprei. Oh, quanta strada nei miei sandali quanta ne avra` fatta Bartali quel naso triste come una salita quegli occhi allegri da italiano in gita e i francesi ci rispettano che le balle ancora gli girano e tu mi fai - dobbiamo andare al cine - - e vai al cine, vacci tu. - E` tutto un complesso di cose che fa si che io mi fermi qui le donne a volte si sono scontrose o forse han voglia di far la pipi`. E tramonta questo giorno in arancione e si gonfia di ricordi che non sai mi piace restar qui sullo stradone impolverato, se tu vuoi andare, vai... e vai che il sto qui e aspetto Bartali scalpitando sui miei sandali da quella curva spuntera` quel naso triste da italiano allegro tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano C'e` un po' di vento, abbaia la campagna e c'e` una luna in fondo al blu... Tra i francesi che si incazzano e i giornali che svolazzano e tu mi fai - dobbiamo andare al cine - - e vai al cine, vacci tu! -
Il titolo della raccolta è dato dall'unico inedito, “Il Bandito e il Campione”, che ha come particolarità il fatto che non sia stato composto dal cantautore romano, ma da Luigi Grechi (nome d'arte di Luigi De Gregori) fratello di De Gregori. La canzone narra le gesta del grande Girardengo e delle sue amicizie d’infanzia.
Infatti, oltre che della bicicletta, Girardengo fu protagonista di una storia connessa con la sua presunta amicizia con un noto bandito italiano del tempo: Sante Pollastri, il quale, novese, era anche un grande tifoso del campione. Ricercato dalla polizia, Pollastri era sempre riuscito a farla franca ed era infine espatriato rifugiandosi a Parigi, dove incontrò Girardengo in occasione di una sei giorni. Il colloquio tra Pollastri e Girardengo fu anche oggetto di una testimonianza che il Campionissimo rilasciò al processo al bandito dopo la sua cattura ed estradizione.
due ragazzi e il borgo cresciuti troppo in fretta un'unica passione per la bicicletta un'incrocio di destini in una strana storia di cui nei giorni nostri s'e' persa la memoria una storia d'altri tempi di prima del motore quando si correva per rabbia o per amore ma fra rabbia ed amore il distacco gia' cresce e chi sara' il campione gia' si capisce vai girardengo vai grande campione nessuno ti segue su quello stradone vai girardengo non si vede piu' sante e dietro a quella curva è sempre piu' distante e dietro la curva del tempo che vola c'e' sante in bicicletta e in mano ha una pistola se di notte e' inseguito spara e centra ogni fanale sante il bandito ha una mira eccezzionale e lo sanno i bagnini e lo sa la questura sante il bandito mette proprio paura e non servono le taglie e non basta il collaccio sante il bandito ha troppo vantaggio fu antica miseria o un torto subito a fare del ragazzo un feroce bandito ma al proprio destino nessuno gli sfugge cercavi giustizia ma trovasti la legge ma un bravo polizziotto che sa fare il suo mestiere sa che ogni uomo ha un vizio che lo fara' cadere e ti fece cadere la tua grande passione di aspettare l'arrivo dell'amico campione quel traguardo volante è finito in manette brillavano al sole come due biciclette sante pollastri il tuo giro e' finito e gia' si racconta che qualcuno ha tradito vai girardengo vai grande campione nessuno ti segue su quello stradone vai girardengo non si vede piu' sante è sempre piu' lontano è sempre piu' distante è sempre piu' lontano è sempre piu' distante vai girardengo non si vede piu' sante sempre piu' lontano sempre piu' distante
Il primo singolo estratto dal cd L’Uomo Che Vola è “Gimondi e il Cannibale” che, supportato da un videoclip, viene utilizzato come sigla del Giro d'Italia 2000.
La gola che chiede da bere, c'è un'altra salita da fare per me, che sono fuggito subito. Rapporti che devo cambiare, lo stomaco dentro al giornale per me, e devo restare lucido. E quanta strada che verrà, ma non mi avrai; io non mi staccherò. Guarda la tua ruota e io ci sarò.
Cento e più chilometri alle spalle e cento da fare. Di sicuro non arriva più qualcuno dei miei. Tutta quella gente che ti grida "Non ti fermare". E tu che mi vuoi lasciare. Non ci provare; non mi stancherò.
Scivolano case tra persone fuori a guardare. Ci sarà riparo al vento lungo questo pavè? Ci sarà la polvere che nel respiro mi sale. Ma non mi potrò voltare. Non mi chiamare; non risponderò.
Ancora più solo di prima, c'è già il Cannibale in cima e io che devo volare a prenderlo. Sudore di gente dispersa, di maglia, di lingua diversa; ma io, il cuore io voglio spenderlo. E quanto tempo passerà in mezzo a noi, ancora non lo so. Dietro alla tua ruota io ci sarò.
Cento e più chilometri alle spalle e cento da fare. Di sicuro non ci sarà più qualcuno con noi. Devi dare tutto prima che ti faccia passare. Io non mi lascio andare. Non ci pensare; non mi staccherò.
Scivolano vite e due destini persi nel sole. L'orologio prende il tempo e il tempo batte per noi. Non c'è più chi perde o vince quando il tempo non vuole. Quando la strada sale non ti voltare; sai che ci sarò.
Cento e più chilometri alle spalle e cento da fare. L'orologio prende il tempo e il tempo batte per noi. Non c'è più chi perde o vince quando il tempo non vuole. Quando la strada sale, non ti voltare; sai che ci sarò
È riconosciuto come uno dei più grandi rappresentanti della musica leggera italiana degli sessanta e settanta. Ha scritto ed interpretato brani quali Il cielo in una stanza, La gatta, Senza fine, Sapore di sale,Una lunga storia d'amore, Quattro amici.
Nel 1988 Gino Paoli ha dedicato una canzone al Campionissimo. Il brano si intitola appunto "Coppi" ed e' stato pubblicato all'interno dell'album "L'ufficio delle cose perdute".
Il 2 gennaio 1960, il Grande Airone ha chiuso le ali. Quante volte Fausto Coppi evocò in noi l' immagine di un grande airone lanciato in volo con il battere delle lunghe ali a sfiorare valli e monti, spiagge e nevai ? Fortissimo e fragile al tempo stesso, qualche volta la stanchezza e la sfortuna lo abbattevano e lo facevano crollare a terra, sul ciglio di una strada o sull' erba del prato: la sua figura sembrava spezzarsi in una strana geometria, come quella di un pantografo, e una volta di più suscitava l' immagine di un airone ferito.Orio Vergani - Corriere della Sera
« Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi »
contro tutto il mondo Un omino con le ruote contro l'Izoard e va su ancora e va su
Viene su dalla fatica e dalle strade bianche La fatica muta e bianca che non cambia mai E va su ancora E va su
Qui da noi per cinque volte poi due volte in Francia Per il mondo quattro volte contro il vento due Occhi miti e naso che divide il vento occhi neri e seri guardano il pavé
E va su ancora E va su E va su ...
Poi lassù , contro il cielo blu con la neve che ti canta intorno E poi giù Non c'e' tempo per fermarsi per restare indietro la signora senza ruote non aspetta più un omino che non ha la faccia da campione, con un cuore grande come l'Izoard
Today begins a series of posts about heroes of italian cycling; their sportive exploits are told in Italian. And so all comments below.
"Diavolo rosso" di Paolo Conte, dall'album "Appunti di viaggio" (1982), dedicata al leggendario Giovanni Gerbi. Si tratta di un omaggio del grande cantautore astigiano al suo concittadino pioniere del ciclismo e autore di imprese eroiche.
La leggenda narra che il soprannome gli venne affibbiato quando, durante una fuga, capitò nel bel mezzo di una processione. Il parroco, vedendo questo "diau" ("diavolo", in piemontese), vestito con la sua tradizionale maglia da corsa rossa, lo investì con questo epiteto.
La canzone Diavolo rosso è letteralmente trascinante, una delle più ispirate di Conte.
Quelle bambine bionde con quegli anellini alle orecchie tutte spose che partoriranno uomini grossi come alberi che quando cercherai di convincerli allora lo vedi che sono proprio di legno
Diavolo rosso dimentica la strada vieni qui con noi a bere un'aranciata contro luce tutto il tempo se ne va...
Guarda le notti più alte di questo nord-ovest bardato di stelle e le piste dei carri gelate come gli sguardi dei francesi un valzer di vento e di paglia la morte contadine che risale le risaie e fa il verso delle rane e tutto ha arriva sulle aie bianche come le falciatrici di raccolto
Voci dal sole altre voci, da questa campagna altri abissi di luci e di terra e di anima niente più che il cavallo è il chinino e voci e bisbiglio d'albergo: amanti di pianura regine di corrieri e paracarri la loro, la loro discrezione antica è acqua e miele...
Diavolo rosso dimentica la strada vieni qui con noi a bere un'aranciata contro luce tutto il tempo se ne va...
Girano le lucciole nei cerchi della notte... questo buio sa di fieno e di lontano e la canzone forse sa di ratafià...